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Archivio per la categoria 'Spiritualità'

Quando il silenzio…

Ciao a tutti, amici di Graffitiblog,
sono un giovanissimo della diocesi di Vicenza e vorrei dedicarvi una breve riflessione su un momento di spiritualità e di silenzio che ho vissuto quest’estate al campo diocesano.
Quest’anno, al camposcuola di 3^ Tappa a Penia di Canazei, durante il momento di “deserto”, in cui si sta da soli a riflettere e a cercare un dialogo con Dio, mi sono ritrovato a non seguire più di tanto la traccia che ci era stata data ma piuttosto a pensare ad un fatto che mi era successo il giorno prima.
Grazie a queste tempo di riflessione interiore sono giunto ad una soluzione riguardo al problema che mi si era posto e a vivere più serenamente il rapporto con una persona, non solo i restanti giorni dell’esperienza diocesana di AC, ma anche nei giorni e mesi successivi.
Fino ad allora, non mi era mai capitato di ricavare un vero e proprio beneficio dalle esperienze di silenzio che avevo vissuto.

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Ora invece capisco che, nei momenti in cui si vive a fondo la propria spiritualità, si può ascoltare la voce di Dio che ci parla e ci dà consigli.
Come dice l’Apocalisse (3, 20) Dio sta alla nostra porta e bussa, sta a noi poi aprirgli le porte del nostro cuore e lasciare che entri e stia con noi.

Federico Baù

Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo in Mason Vicentino (VI)
Diocesi di Vicenza

Non solo parole

 

Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù.

Il mese scorso queste parole sono risuonate in una piazza gremita di giovani provenienti da tutto il mondo. Parole semplici che vanno dritte al cuore. Parole vere che risuonano nel vortice di parole che ci circondano. Quante parole riecheggiano intorno a noi, a casa, al bar, a scuola, in piscina, in palestra, per strada, alla televisione, sul web, …parole che parlano di crisi, di rabbia, di paura, di disoccupazione, di disperazione, di democrazia liquida, di senso di responsabilità, di giustizia, di punti programmatici,… Parole che pesano, che ci condizionano, che a volte possono diventare zavorre che ci imbrigliano in un terreno fangoso, che ci rubano la speranza. Ci sono parole così pesanti da impastare tutto con la paura e trasformarci in spettatori di noi stessi, spettatori di una società che non ci piace ma che non sappiamo come cambiare. Ed ecco che accendi la tv e senti che nella tua città, all’ora di pranzo, un quarantenne, entra negli uffici della Regione e incomincia a sparare uccidendo due impiegate e poi si toglie la vita. Poco dopo si dice che l’uomo, piccolo imprenditore locale titolare di un’impresa di formazione nel campo della moda, aveva visto respingersi, proprio dalla Regione, una richiesta di finanziamento. “Mi avete rovinato” ha urlato prima di sparare e in un’intervista di pochi mesi prima aveva dichiarato di essere “finito”. Una tragedia che ha sconcertato la città e ha aperto tante riflessioni e interrogativi. E ancora, in questi giorni, la tv, la radio, internet, parlano di politica, ma in che modo viene presentata? Senti dichiarazioni, smentite, faccia a faccia, polemiche,….Parole, parole, parole,….

Non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti!

Con speranza e fiducia abbiamo guardato a un balcone per scoprire chi sarebbe stato il nuovo Pietro, con la stessa speranza e la stessa fiducia abbiamo atteso la formazione di un nuovo governo, al di là dei giochi di potere, delle simpatie e antipatie, della storia che ciascuno ha alle spalle, per il bene di tutti, per un Bene Comune. Non facciamoci rubare la speranza e rimbocchiamoci le maniche! Come cittadini, innanzitutto, e come giovani e giovanissimi di Ac, non possiamo essere spettatori inermi di ciò che ci circonda, aspettando di vedere come vanno le cose, attendendo il male minore, ma dobbiamo fare la nostra parte: risvegliare nel cuore la speranza, comprendere la fatica, il disorientamento, la preoccupazione che un po’ tutti stiamo vivendo, e trasformarli in speranza attiva, in voglia di cambiamento, in desiderio di crescita e di rinascita. A partire da noi, dal nostro impegno nello studio, nel lavoro, nel nostro contributo in famiglia, nel metterci al servizio di chiunque ne abbia bisogno, in qualunque forma, nell’utilizzare parole ricche di senso, ricche di amore. In fondo Papa Francesco, nella domenica delle Palme, ci ha affidato un compito, ci ha detto di utilizzare le parole: I giovani devono dire al mondo: è buono seguire Gesù; è buono andare con Gesù; è buono il messaggio di Gesù; è buono uscire da se stessi, alle periferie del mondo e dell’esistenza per portare Gesù!

Veronica Rossi

Incaricata regionale SG Umbria

 

 

…tra 5000 rose

“Gli uomini coltivano 5000 rose nello stesso giardino…e non trovano quello che cercano…e, tuttavia, quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa… Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore!” (Il Piccolo Principe)

Ero seduta davanti al mio pc, girovagando per FaceBook, quando mi sono imbattuta in questa frase. La prima cosa che ho pensato è stata: “Sono proprio io uno di questi uomini!” Eh già, siamo proprio noi questi uomini! Quante rose coltiviamo di continuo nei nostri giardini! A volte sono così tante che neanche ce le ricordiamo tutte. Così, continuiamo a cercare tra loro qualcosa che ci renda felici senza trovare ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Eppure, basterebbe chiudere gli occhi ed aprire il cuore per accorgersi che, tra quelle 5000 rose, ce n’è una diversa dalle altre; lei, da sola, basta; è una bellezza rara, la sua; delicata e forte allo stesso tempo; i suoi petali catturano gli occhi, il suo profumo inebria il cuore …il suo nome è Amore.

 

Amore è una rosa piantata da sempre nel nostro giardino ed è l’unica che non appassirà nel tempo…è lì, nel suo angoletto, ad aspettare le nostre cure, per poterci donare una vita a misura sua.E’ proprio questa la rosa che hanno voluto coltivare i giovani e gli issimi della nostra diocesi scrivendo le meditazioni per la Via Crucis Diocesana dei giovani. Sono ormai due anni che scegliamo di vivere insieme l’inizio della Quaresima in questo modo. Abbiamo pensato che, più che offrire spunti di riflessione preconfezionati e, magari, distanti da ciò che ognuno vive quotidianamente, sarebbe stato meglio offrire la possibilità ad ogni gruppo parrocchiale, di esprimere e condividere ciò che la Parola, letta e meditata in gruppo, suscitava nel loro cuore. Tutto questo per poter pregare con parole di giovani per giovani, su temi, difficoltà, necessità, che concretamente, accompagnano la vita di ogni giorno. Anno dopo anno, riscopriamo la bellezza e la crescita di quella rosa coltivata nel cuore di ognuno, di una vita vissuta in pienezza. E’ una bellezza speciale, una bellezza che non consiste in scarpe e jeans all’ultima moda, una bellezza che ha un’unica firma che si trova sul cuore e si chiama Gesù. Sant’Agostino diceva: “Nella misura in cui cresce l’amore in te, cresce anche la tua bellezza. Perché l’amore è la bellezza dell’anima.” Se è vero che l’Amore non si può spiegare, ma si vede, si vive, mi viene da pensare che nella mia diocesi ci sono davvero tanti tanti giovani innamorati!

Emanuela De Vincentis

Diocesi di Cerreto Sannita

24ore con Gesù…

La meta era una sola, …ma noi eravamo in tanti! Un folle cammino fatto di sacrificio e stanchezza, sconfitte dalla voglia di conoscere Gesù ripercorrendo i suoi passi.

Prima tappa: “Orto degli ulivi”…riconoscere le nostre paure. Seduti sotto la chioma degli ulivi, a ciascuno di noi son bastati un foglio e una penna per guardarsi intorno e capire cosa ci fa paura in questo mondo. Con lo sguardo perso abbiamo affidato a Lui queste paure che a volte ci tormentano, lanciando un segnale di luce e di speranza nella notte buia con una mongolfiera.

Seconda tappa: Rrinnegamento di Pietro”… Alla luce di un piccolo fuoco, intorno ad una croce abbiamo scavato nei ricordi con la mente ripensando a tutte le volte che, per paura di apparire diversi dagli altri, abbiamo rinnegato Gesù, nascondendoci dietro una bugia, facendo finta di non averlo mai incontrato.

Terza tappa: “Chiamata di Gesù sul lago”… con l’impronta della nostra mano colorata su uno scoglio abbiamo detto SI al progetto che Dio ha per noi.  Abbiamo scelto di seguire Gesù dando la nostra parola come anche i pescatori, suoi primi discepoli. Abbiamo lasciato un segno, che testimonia la nostra presenza ma soprattutto il nostro voler esserci.

Quarta tappa: “Lavanda dei piedi”… come Gesù ha fatto con i suoi discepoli anche noi abbiamo avuto il coraggio di lavarc i piedi gli uni gli altri considerandoci tutti fratelli. Con questo gesto ci siamo sentiti amati come se ci prendessimo cura di chi ci sta accanto.

In un momento di riflessione con noi stessi, ripercorrendo i nostri passi, ripensando ad ogni Suo insegnamento, abbiamo dato un senso a tutto quello che abbiamo fatto e, forse per la prima volta, immersi nel silenzio nella nostra vita abbiamo parlato con Lui e lo abbiamo ascoltato…abbiamo scoperto che Gesù è davvero importante e indispensabile per saziare la fame del nostro spirito. Ma l’ostacolo più alto da superare è stato quello di riuscire ad essere trasparenti con i nostri compagni di viaggio, raccontando a voce alta i nostri pensieri e le nostre scoperte!!!  È stato bello fidarci di loro e parlare a ruota libera proprio come se stessimo parlando con Lui! Naturalmente non è stato così semplice superare l’imbarazzo iniziale però ce l’abbiamo fatta,anche se la voce tremava un po’ a tutti! Molte sono state le volte in cui abbiamo detto: “ Non ce la faccio, non ne ho più voglia , sono stanco” , ma abbiamo sempre cercato di continuare questo cammino trovando la forza nel sorriso dei nostri compagni. Per molti di noi questo percorso è stato un punto di partenza per  ritrovare se stessi e lasciare alle spalle un passato buio, senza fede. Si è parlato anche del grande progetto che Dio ha per noi e della nostra incapacità di capire quale sia la strada giusta. La vita a volte è come un cactus(come qualcuno aveva notato e disegnato mentre era solo con il suo silenzio) pieno di spine come i tanti problemi che ogni giorno bisogna affrontare, ma abbiamo scoperto che avremo sempre la fortuna di essere Amati come nessuno mai. Non ci resta altro che vivere questa vita giorno per giorno mostrandoci per quello che siamo, senza fermarci mai di fronte agli ostacoli che si presentano, tenendo presente sempre il nostro sogno e fare di questo il nostro obiettivo. Tutti abbiamo un grande sogno, solitamente impossibile e irrealizzabile che in futuro molto probabilmente non si avvererà. Quello che invece può realizzarsi rendendoci felici è il Suo sogno!
Forse questa follia è servita a qualcosa, forse siamo diventati più forti con la consapevolezza di avere accanto un Padre in grado di sostenerci e di avere la giusta quantità di coraggio che basta per vivere insieme a Lui la nostra vita!

 

Martina, Benedetta, Chiara, Silvio, Francesco

Parrocchia San Vincenzo D. e M., Miggiano

Diocesi Ugento-Santa Maria di Leuca

…un tempo per desiderare la vita bella!

O Signore e Maestro della mia vita!
Togli da me lo spirito dell’ozio,scoraggiamento,
brama di potere e vano parlare
dona invece al tuo servo lo spirito di umiltà,
di pazienza,di amore.
Sì, o Signore e Re,concedimi di vedere i miei errori
e di non giudicare il mio fratello,
perché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen
(Efrem il Siro)

Il periodo Quaresimale diventa per ognuno di noi un tempo di impegno, di sacrifici, di rinunce, di digiuni particolari (dai dolci soprattutto). Nel tempo che va dal Mercoledì delle Ceneri alla Domenica di Pasqua sembra che tutto ruoti intorno al “sacrificio alimentare” o a qualche impegno che non riusciamo ad assolvere durante le nostre giornate, per così dire, quotidiane. La preghiera di Efrem il Siro ci aiuta a misurare la nostra vita con altre realtà che spesso dimentichiamo e che nel lungo cammino di Quaresima potremmo rimettere davanti ai nostri occhi per vederle bene e cogliere che il sacrificio e la sobrietà non sono solo riferite alle rinunce alimentari, (la Quaresima non sarà vissuta bene solo se riusciremo a rinunciare ai dolci o a fare qualcosa in più che non ci piace), ma alla possibilità più alta di vivere una vita diversa dal solito.Una realtà che viene fuori dalla preghiera è “lo spirito dell’ozio”.

È questa strana indolenza, questo nostro essere passivi, che sempre più ci abbatte invece che sollevarci, e che costantemente ci dice che nessun cambiamento è possibile e che quindi non possiamo desiderare nulla perché “tutto deve andare così”, “non serve a niente fare niente”; tutto questo con il passare del tempo fa diventare la nostra vita un deserto spirituale, senza desideri grandi, senza relazioni positive, senza slanci di generosità verso il prossimo che vive accanto a noi. Il risultato dell’ozio è lo scoraggiamento più totale. In altre parole, l’ozio produce solo dei grandi brontoloni, senza nessun sogno bello per la vita dell’uomo e del mondo; tutto diventa negativo e pessimo, non si è mai contenti di nulla, la vita si vede solo piena di ombre e senza nessuna speranza che ci faccia vivere una vita alla grande.

L’ozio e lo scoraggiamento producono poi solo un desiderio forte di potere nei confronti degli altri. Se la nostra vita non è orientata verso Dio, se non desideriamo valori alti, se non ci accorgiamo che l’altro diventa per noi una benedizione, allora inevitabilmente la nostra vita sarà piena di egoismo e incentrata solo su noi stessi; riusciremo solo a guardare i nostri interessi, guarderemo tutto solo a partire dai nostri bisogni, dalle nostre idee. Ma dobbiamo stare attenti e ricordare che la brama di potere si esprime non solo con il desiderio di sottomettere gli altri (e forse questo ogni tanto potrebbe farci pensare), ma si esprime anche con l’indifferenza, con il disprezzo, con il parlar male degli altri, con la mancanza di interesse, con l’assenza di delicatezza.Con questa nuova possibilità che ci diamo, la Quaresima può davvero significare qualcosa di diverso per noi.

Guardare alla nostra vita in modo più vero, ridisegnare le nostre relazioni a partire dalla gratuità.Gesù nel Vangelo ci ricorda che chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha, e non si tratta di pensare solo al fatto puramente economico, ma significa anche riuscire a donare qualcosa di nostro, della nostra vita, del nostro tempo, delle cose che davvero contano per noi. Solo così possiamo sperare in un cammino di Quaresima secondo il cuore di Dio. Ancora una volta avremo la possibilità di vivere un periodo forte di riflessione, di silenzio, di accoglienza della Parola, facciamo in modo che tutto non vada perduto. Alla fine del cammino di Quaresima ci ritroveremo più umani se riusciremo a ricentrare la nostra vita sull’essenziale e sulla bellezza.Auguri! Insieme il cammino sarà più bello.

Don Tony Drazza

Assistente nazionale MSAC


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